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27 marzo 2019
Unicredit discrimina i clienti che non usano lo smartphone

Quello che sto per denunciare in questo articolo è un comportamento scorretto adottato da molti istituti bancari. Mi riferisco per l'occasione alla sola Unicredit perchè, in qualità di loro correntista di lunga data, ho potuto sperimentare personalmente le conseguenze di tale discriminazione.

Tutti noi utilizziamo ormai i servizi bancari attraverso una interfaccia online, sia che abbiamo un conto corrente esclusivamente digitale, sia che ne utilizziamo uno tradizionale con la aggiunta un account di "online banking", come nel mio caso. Grazie a questa funzionalità è possibile effettuare bonifici, pagare tributi e gestire utenze comodamente da casa o da qualunque luogo raggiunto da internet.
Fino allo scorso 12 marzo 2019 potevo effettuare tali operazioni sul mio conto Unicredit con l'ausilio di una "password card" gratuita fornitami dalla mia filiale. Ora non è più possibile in quanto le uniche due opzioni offerte da Unicredit sono una "app" gratuita, oppure una chiavetta, che genera password casuali, che ha un costo di 5 euro iniziali più un altro euro a trimestre. Sì, avete letto bene: mentre la "app" è gratuita, il generatore di password è a pagamento. Questo significa che tutti quelli che, come me, rifiutano di utilizzare uno smartphone con sistema operativo Google Android o Apple iOS (ovvero uno "stupidphone"), si troveranno a dover pagare per un servizio che verrà invece offerto gratuitamente ai clienti di tali piattaforme telematiche. Già, perchè gli unici sistemi operativi per cui la "app" viene rilasciata, sono proprio i due citati poc'anzi.

E' evidente che si tratti di una pratica commerciale scorretta, volta a favorire illecitamente i prodotti commerciali di due aziende terze che nulla hanno a che vedere con Unicredit, prestando il fianco a ipotesi di illecite connivenze tra l'istituto bancario e i due colossi dell'informatica (che di certo non hanno bisogno di ulteriori vantaggi per completare la colonizzazione del mercato).

Contattata dal sottoscritto, che ha anche presentato formale segnalazione alla Autorità Garante per la Concorrenza sul Mercato, Unicredit ha candidamente risposto che la novità è stata introdotta per recepire la nuova normativa europea in materia di sicurezza. Peccato che tale normativa non imponga in alcun modo alle banche di privilegiare le due piattaforme di Google ed Apple. Sarebbe lecito attendersi che la "app" gratuita venisse resa disponibile per tutti i telefoni cellulari, anche per quelli dotati di sistema operativo diverso o del solo supporto java, così come per i principali sistemi operativi per computer, ovvero Windows, MacOS e Linux, ma non è così. L'unica "app" resa disponibile da Unicredit è quella per Android e iOS, tutti gli altri clienti di Unicredit possono "attaccarsi al tram" o pagare per avere il generatore di password.

Chinafonini.it da sempre denuncia le presunte innovazioni che finiscono in realtà per danneggiare il consumatore o limitarne la libertà di scelta su un mercato che appare sempre meno libero. Questa politica discriminatoria degli istituti bancari si prefigura come una grave violazione dei diritti dei consumatori, volta oltretutto a favorire soggetti che già abusano della loro posizione dominante per mercificare le informazioni sensibili dei propri utenti. Consegnare ad essi l'esclusiva per l'utilizzo delle piattaforme di online banking costituisce, inoltre, un grave rischio per la sicurezza e la privacy dei correntisti bancari, ottenendo un effetto contrario a quello che la normativa intendeva raggiungere.

Se siete correntisti Unicredit e non volete essere obbligati ad usare uno stupidphone per usufruire della banca digitale, nè pagare per un servizio che ad altri viene erogato gratuitamente, sarete pertanto costretti a cercare un'altra banca presso cui trasferire il vostro conto. Se trovate istituti bancari che non discriminano chi non utilizza Android o iOS, vi invito a condividere tale informazione sul nostro forum, rendendo un utile servizio a tanti altri consumatori che si trovano nella stessa barca.

Paolo Tortora
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